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martedì 1 febbraio 2011

Fortaleza diventa la Capitale più densamente abitata del Brasile

Il numero di abitanti per km² a Fortaleza ha superato quelli di São Paulo.
Per gli specialisti le ragioni di questo aumento sono da imputare alla crescita delle favele e alla concentrazione dei servizi nella Capitale accompagnato da una crescita disordinata in presenza di un piano regolatore piuttosto permissivo.

Fortaleza

A Fortaleza ormai manca lo spazio, è come se si vivesse in un gigantesco alveare, in un formicaio.
La popolazione è di 2.247.409 su una estensione di soli 315 km², il che vuol dire 7.769 abitanti per km².
Il quartiere più popoloso della città e anche uno di quelli più noti alle cronache locali per delinquenza e criminalità è la favela di Pirambù con ben 26.706 abitanti per km².

Pirambù

La città di São Paulo con i suoi 11.244.369 spalmati su una superficie di 1530 km² si pone al secondo posto con 7.349 abitanti per km².
All'ultimo posto per densità abitativa troviamo la città Porto Velho, capitale dello stato di Rondonia, con soli 12 abitanti per km².

mercoledì 26 gennaio 2011

Su quali Borse investire? Per i gestori meglio Wall Street dei Bric. Bocciato il Brasile, tentazione Turchia

Il 2010, per la parola deflazione, è stato probabilmente l'anno della (vana) gloria. Perché anche Stati Uniti ed Europa si sono aggiunti al Giappone (dove il fenomeno della caduta dei prezzi è quasi genetico) tra i paesi chiamati a fronteggiarne lo spettro (se cadono i prezzi i consumatori tendono a rimandare gli acquisti e quindi l'economia rischia di avvitarsi) attraverso interventi delle banche centrali (operazioni su titoli di Stato, etc.).



Nel 2011, qualcuno dice per fortuna, si torna a parlare della cara e vecchia inflazione. Un po' perché le politiche antideflazionistiche sono andate a bersaglio ma anche perché il clima (monsoni, gelate, secche) ha mandato gambe all'aria campi e coltivazioni in tutto il mondo, facendo balzare i prezzi delle materie prime agricole ed energetiche.



Tema, quello del ritorno dell'inflazione, che interessa da vicino anche gli investitori, soprattutto quelli che amano andare a pescare opportunità lontano dall'Europa negli Stati Uniti o fra quelli che 30 anni fa furono chiamati, per la prima volta, paesi emergenti. Oppure fra quei paesi (Brasile, India, Russia e Cina) che nove anni fa sono stati accorpati nell'acronimo Bric per distinguerne la marcia in più. Oppure fra quelli (Indonesia, Messico, Corea del Sud, Turchia) che offrono un contributo al Pil globale superiore all'1% (cadauno) e che ormai sono finiti sotto i riflettori dell'alta finanza globale. Senza dimenticare il Sudafrica, reduce dall'effetto mondiali di calcio e in piena regola per continuare a crescere.



Investire lontano dall'Europa
«In questo momento il focus dell'investitore azionario si è spostato nelle aree dove l'inflazione non preoccupa e quindi in quelle dove non sono all'orizzonte rialzi dei tassi di interesse, come gli Stati Uniti - spiega Rossana Brambilla, gestore portfolio manager global emerging market e area pacifico di Sella Gestioni -. Ecco perché Wall Street è meglio posizionata dei paesi emergenti, che stanno soffrendo questo problema dell'inflazione». Basti pensare che in Brasile il caro-vita viaggia al ritmo del 5,9%, in Indonesia al 7%, in India si avvicina al 10% e in Cina al 4,6 per cento.



Come si combatte l'inflazione? Aumentando i tassi di interesse, ad esempio. Come ha fatto il Brasile pochi giorni fa (che ha portato il costo del denaro all'11,25%) o come potrebbe tornare presto a fare anche la Cina (la settimana scorsa la Banca del Popolo di Pechino ha stabilito che gli istituti di credito devono aumentare le riserve, una misura che secondo gli investitori è paragonabile a un implicito rialzo dei tassi). Ma un aumento del costo del denaro favorisce l'apprezzamento della valuta del paese che ha operato la stretta. E un apprezzamento eccessivo della valuta fa perdere competitività. Del resto, è proprio quello che lamenta il Brasile, fortemente critico nei confronti del partner commerciale statunitense, visto che il real è balzato del 40% in due anni sul dollaro.




I paesi emergenti da evitare nel breve periodo
Riepilogando: il rincaro dei prezzi delle materie prime del 2010 ha fatto balzare l'inflazione, in particolare nei paesi emergenti. Per contenere l'aumento del caro-vita le banche centrali hanno poche alternative al rialzo dei tassi di interesse (come dimostrano le recenti manovre in Brasile e Cina). Ma un rialzo dei tassi impatta negativamente sulle esportazioni (e sulla competitività) dato che favorisce un apprezzamento valutario (del paese che opera la stretta). Come si esce da questo imbuto?

«Tuttavia, salvo ulteriori shock climatici, nella seconda parte dell'anno la spinta dei prezzi degli alimentari dovrebbe esaurirsi e quindi la situazione andrà via via normalizzandosi - continua Brambilla -. Per questo motivo, nonostante la forte positività di medio lungo termine, tatticamente siamo cauti su paesi come Brasile, Cina, Indonesia e India. India e Indonesia sommano al problema dell'alta inflazione, valutazioni decisamente più elevate rispetto alla media dei paesi emergenti. L'attuale debolezza e volatilità - prosegue - che potrebbe caratterizzare i primi mesi dell'anno, potrebbe rendere i mercati in questione particolarmente interessanti».
Concorda Vincent Treulet, responsabile mondiale della startegia di Bnp paribas investment partners: «Per ora evitamo il Brasile e siamo neutrali sull'India».




I paesi emergenti su cui puntare nel breve periodo
«Allo stesso tempo - prosegue Brambilla- Brasile e Cina potrebbero essere dei mercati interessanti dopo il primo storno borsistico che potrebbe concretizzarsi nel primo trimestre». Per Treulet, «dopo un brutto 2010 la Borsa cinese potrebbe essere l'area più attrattiva per gli investitori con un alto profilo di rischio. Siamo favorevoli anche su Corea del Sud e Taiwan. Tra i mercati occidentali preferiamo gli Stati Uniti».

«Nel breve periodo - conclude Brambilla - preferiamo pertanto Turchia, Corea del Sud, Taiwan, Messico, Sudafrica. Paesi dove sono sicuramente contenute le pressioni sul fronte inflazionistico e che mantengono tassi di crescita interessanti. Per Turchia e Sudafrica i rischi maggiori sono sulla discesa del cambio».




Il rischio cambio
Chi investe lontano dall'Europa attraverso fondi azionari o Etf (fondi passivi che replicano l'andamento di indici azionari o panieri di titoli e, in virtù della gestione passiva, costano sensibilmente meno dei fondi "attivi" in termini di commissioni) non deve sottovalutare il rischio cambio, dato che la gran parte degli strumenti finanziari che puntano su queste aree sono esposti alle scorribande valutarie.

Imbarcando in portafoglio il rischio cambio bisogna sapere che un eventuale apprezzamento della valuta locale nei confronti dell'euro si traduce in un guadagno da aggiungere all'eventuale performance del fondo. Invece, se l'euro si apprezza nei confronti delle valute locali bisogna decurtare dall'eventuale rendimento l'apprezzamento della divisa europea. Da ciò, quindi, una difficoltà in più per chi intende investire in questo momento nei paesi emergenti. Proprio perché i paesi con valute forti (come il Brasile) sono però gli stessi in cui incombe il rischio rialzo dei tassi (che generalmente si accompagna a una flessione delle Borse) e quindi non sono consigliati a breve giro dagli esperti.
Viceversa, quei paesi in cui la valuta si sta svalutando nei confronti dell'euro (come la Turchia) e che quindi dal punto di vista valutario sarebbero da sconsigliare nell'ottica di un investimento, sono gli stessi che dal punto di vista macro (non sono previsti rialzi dei tassi e quindi i mercati azionari sono visti in rialzo) sono invece da consigliare. Insomma, l'effetto cambio rischia di neutralizzare eventuali guadagni. Pertanto, solo dopo aver analizzato correttamente con il proprio consulente finanziario questa variabile, è possibile far girar la roulette dell'azionario lontano dall'Europa.
Fonte: Il Sole24Ore 

giovedì 4 novembre 2010

Problema Rifiuti

Il Brasile sta vivendo un grande boom economico per certi versi senza controllo e alquanto confusionario.
Uno dei grandi problemi che si stanno ingigantendo è quello dei rifiuti, visto che non c'è una politica organizzata di raccolta differenziata
A Fortaleza c'è una scarsa abitudine del popolo e una scarsa sensibilità su questo argomento tant'è che su circa 80.000 tonnelate di rifiuti prodotti mensilmente dalla città circa il 36% è raccolto direttamente in strada, questo vuol dire che ogni cittadino di questa città abbandona per strada quasi 1Kg di rifiuti al mese!
Sembrerebbe che i cittadini siano degli sporcaccioni...e invece no...il grande problema è la scarsa abitudine dei "grandi produttori" di rifiuti (fabbriche, negozi, artigiani) che non si adeguano a dovere lasciando/nascondendo i rifiuti per le strade.
A tal proposito è previsto l'assunzione di almeno 200 "controllori" che verranno sguinzagliati per la città al fine di prevenire e reprimere abusi ecologici.
Altro grande problema che si sta acuendo è quello delle discariche.
Fortaleza si serve della megadiscarica di ben 123 ettari di Caucaia che sarà satura entro il 2015

Discarica di Caucaia

Si sta già cercando altro sito per lo stoccaggio dei rifiuti da utilizzare a partire dal 2012
Il problema sembra riportarci alla situazione napoletana dove per anni si è pensato solo a trovare cave e buchi nel terreno dove riversare i rifiuti senza proporre un piano organico teso a differenziare e valorizzare la risorsa rifiuti.
La notizia buona è che a Fortaleza finalmente si inizia a parlare di ciclo dei rifiuti, raccolta differenziata e siti di compostaggio e produzione di energia.
Si calcola che vengono prodotte almeno 50.000 tonnellate al mese di rifiuti organici e circa 30.000 tonnellate di rifiuti riciclabili (ferro, vetro, cartoni, etc.), con la raccolta differenziata si potrebbe azzerare il problema rifiuti e discariche e rendere ricchezza quanto viene invece abbandonato in discarica.
Speriamo bene...

mercoledì 20 ottobre 2010

Numeri sulla Economia Brasiliana

Il BRASILE è la 10° economia al mondo con un PIL di US $ di 1300 miliardi di cui 400 miliardi di dollari sono prodotti dal solo Stato di Sao Paulo. Ci sono studi che attestano il Brasile all' 8° posto e previsioni a 10 anni che vedono questo Paese tra i primi 5 al mondo.
Attualmente solo il Messico si avvicina al Pil brasiliano con US $ di 830 miliardi, mentre l'Argentina si ferma a soli US $ di 220 miliardi.
Il reddito medio di ciascun brasiliano si attesta sui 7.000 dollari annui ed è in rapida crescita. 
Su una popolazione di circa 190 milioni di abitanti, circa 50 milioni di abitanti hanno un potere di acquisto pari alla classe media europea e risulta essere il 3° Paese al mondo per crescita di nuovi milionari, dietro Cina e India.

Il Brasile primeggia nel mondo in molti settori:
  • 1° produttore al mondo di Soia, Zucchero, Caffè, Arance, Cuoio, Aerei (fino a 100 passeggeri)
  • 2° produttore al mondo di Carne, Ferro, Elicotteri, Centrali Idroelettriche
  • 3° produttore al mondo di Autobus
  • 4° produttore al mondo di Legname e Acciaio
  • 5° produttore al mondo di Camion
  • 6° produttore al mondo di Cosmetici
  • 7° produttore al mondo di Auto
  • 14° produttore al mondo di Oro, mentre produce più di 1/3 delle pietre preziose commercializzate ad esclusione di rubini e diamanti
  • 1° estrattore di petrolio a grandi profondità (presal)
All’ inizio del 2008 è stata scoperto un nuovo mega-giacimento di petrolio davanti alle coste brasiliane “Pre-Sal” che trasformerà il Brasile nei prossimi anni in uno dei maggiori paesi produttori mondiali (Riserva totale “Pre-Sal” stimata 80 miliardi di barili) Per confronto diciamo che le riserve totali di barili degli USA sono 30 miliardi di barili mentre quelle della Cina sono 16 miliardi.

Concludo dicendo che ormai il Brasile è un Paese stabile e democratico senza conflitti interni e con un Pil in crescita costante del 5% annuo
Sono numeri di assoluto rispetto che mettono in primo piano le grandi capacità di crescita di questo popolo.

giovedì 14 ottobre 2010

Povertà a Fortaleza

Un recente studio effettuato su 1003 persone residenti a Fortaleza in quartieri popolari evidenzia che il 72% degli intervistati vive con meno di 3 salari minimi (1530 real al mese circa 600 euro) e che addirittura il 2% non ha nessun reddito.
Il 52% degli intervistati non ha un lavoro e solo il 14% ha un lavoro con regolare contratto (carteira assinada).
Ciò che colpisce è l'estrema indigenza in cui vivono molti nuclei familiari come la famiglia che vive nel quartiere di Bom Jardim composto da 5 persone la quale ha un reddito medio mensile di soli 250 real (ca. 100 euro)

Marito e moglie si impegnano nel costruire qualche canna fumaria per poi rivendere mentre la figlia a volte lava vestiti...sono tutti disperati e in cerca di lavoro.
I problemi di questa famiglia sono comuni a molte altre famiglie che vivono in quartieri di periferia, malsani e pericolosissimi dal punto di vista delinquenziale.
Ed è proprio la delinquenza, altra piaga che affligge questi quartieri, che aumenta la disparità con gli altri cittadini e allontana questi "cittadini di serie B" dalla vita sociale ed economica della città.
Il Comune di Fortaleza sta cercando di sviluppare delle linee guida a 10 anni per cercare di limitare questa disparità attraverso l'adozione di misure tese ad aumentare la sicurezza, la riqualificazione dei quartieri più a rischio e corsi di qualificazione lavorativa per i residenti.
A tal proposito Dilma Rousseff neo Presidente del Brasile ha esposto un piano quantomeno ambizioso e cioè azzerare la povertà e l'indigenza per almeno 9 milioni di cittadini che vivono con meno di 65 reais al mese. Di questi 9 milioni poco meno di un milione sono cearensi, quindi il Cearà si pone al 3° posto nel Brasile come indice di povertà dopo gli stati di Bahia e Pernambuco Gli studi parlano che per poter rendere effettive queste misure si andrebbe incontro a un costo sociale di almeno 3 miliardi di reais l'anno!
Speriamo bene....

sabato 9 ottobre 2010

Fortaleza Ceará Brasil Turismo


Propongo il video promosso dal Ministero del Turismo per le bellezze dello stato del Cearà.

venerdì 8 ottobre 2010

Acquário Ceará



Il Governo dello Stato del Ceará si doterà di uno dei più moderni acquari del mondo e il più grande dell'America Latina
Il progetto sorgerà nel quartiere Praia de Iracema a pochi passi dal famoso Ponte Metalica luogo privilegiato per l'avvistamento dei delfini.
Il progetto che prevede un investimento di circa 250 milioni di real rientra nelle opere da realizzare in corrispondenza dei Mondiali di Calcio del 2014.